Qualche riflessione e prime valutazioni.
Con l’approvazione della legge finanziaria 2007, i cui contenuti
cominciano ad essere oggetto di più approfondite e serene valutazioni
rispetto ai giudizi affrettati dati nel corso del dibattito parlamentare,
si è conclusa la prima manovra economica del governo di centrosinistra.
Una manovra economica che è iniziata in piena estate con il decreto
legge n. 223 del 4 luglio 2006, meglio conosciuto come “Bersani –
Visco”, sulle liberalizzazioni in materia di tariffe professionali,
di distribuzione commerciale, di produzione di pane, di distribuzione dei
farmaci, di assicurazione sulla responsabilità civile, di potenziamento
del servizio di taxi, e con le prime misure in materia di contrasto all’evasione
e all’elusione fiscale, quali il rafforzamento dei poteri del fisco,
l’ implementazione del patrimonio informativo dell’anagrafe
tributaria, che dovrebbero portare ad un recupero di 5 miliardi di euro
nel 2007.
Con il successivo decreto legge n. 262 del 3 ottobre 2006, collegato alla
finanziaria, sono state previste, fra le altre, ulteriori misure per contrastare
l’evasione fiscale in materia di autoveicoli, di riscossione, di catasto,
di stock option, di tassazione degli immobili,ecc. dalle quali sono attesi
ulteriori 4 miliardi di euro.
Infine con l’approvazione della Finanziaria 2007 - legge n. 296 del
27 dicembre n. 296 - che prevede, fra le altre numerose misure, una nuova
Irpef e nuovi assegni familiari, la riduzione strutturale del costo del
lavoro, si è conclusa la manovra economica 2007.
Prima di entrare nel merito delle misure più significative introdotte
con i provvedimenti sopra ricordati, occorre fare qualche riflessione di
carattere generale.
Il percorso lungo e tortuoso che ha caratterizzato per mesi la manovra economica
dimostra che il sistema di regole che disciplina la sessione di bilancio
necessità di una revisione, anche profonda, in direzione di procedure
più agili e trasparenti, che pongano il Parlamento nelle migliori
condizioni di approntare efficaci strategie di politica economica per la
crescita e lo sviluppo armonico del Paese.
La prima questione che si pone, dunque, è quella del superamento
e aggiornamento di regole procedurali sbilanciate verso aspetti formali
e particolari, che fanno perdere o quantomeno rendono difficile una visione
d’insieme dei problemi.
Alcuni commentatori hanno posto l’attenzione sul fatto che importanti
provvedimenti varati dal Governo sono stati eliminati dal Parlamento, ad
esempio quello relativo all’istituzione della imposta di soggiorno,
o sono stati profondamente modificati, intravedendo in ciò una sorta
di censura nei confronti dell’esecutivo.
Una chiave di lettura che non può essere condivisa, poiché
nel nostro sistema istituzionale il potere legislativo viene esercitato
dal Parlamento, espressione della sovranità popolare.
E ciò è tanto più vero in materia tributaria, che poi
costituisce una larga fetta dell’intera manovra economica, per la
quale materia il nostro sistema costituzionale prevede una esplicita riserva
di legge.
L’attenzione, quindi, andrebbe posta non sull’esercizio del
potere legislativo, che in una democrazia parlamentare è attribuito
alle Camere, quanto sul rispetto sostanziale dell’art.23 della Costituzione,
che disciplina la riserva di legge.
E’ stato, inoltre, sottolineato il ricorso al voto di fiducia, una
procedura parlamentare che, però, rappresenta, nell’attuale
contesto politico, l’unico strumento per approvare entro l’anno
una legge fondamentale ed indispensabile al Paese come quella finanziaria,
evitando lo spettro delle gravi conseguenze dell’esercizio provvisorio.
Prima di fare una valutazione complessiva della manovra così come
è pervenuta al traguardo finale, occorre avere una chiara rappresentazione
del quadro di partenza, caratterizzato dalla dimostrata criticità
dei conti pubblici ereditata dal precedente Governo.
Una criticità ulteriormente aggravata dalla sentenza della Corte
di giustizia in materia di Iva sulle auto aziendali e dalla mancata copertura
di impegni di spesa assunti nella precedente legislatura e relativi ad infrastrutture
e lavori pubblici in corso d’opera.
Le scelte di politica economica non potevano, quindi, prescindere da questo
quadro sostanzialmente immodificabile, per cui non ci convincono e non condividiamo
le critiche fatte proprio sull’entità della manovra che, secondo
alcuni, poteva essere di minore entità.
E ciò anche alla luce del maggior gettito fiscale conseguito rispetto
a quello previsto: una rondine non fa primavera - non sappiamo infatti se
si tratti di un miglioramento strutturale ovvero legato a fattori contingenti
– ed inoltre è del tutto insignificante un lieve miglioramento
del deficit annuale in un quadro caratterizzato da una montagna di debito
pubblico, purtroppo in continua espansione e in una situazione nella quale
si è azzerato anche il risparmio primario.
Una manovra troppo sbilanciata sul versante delle Entrate e meno su quello
delle Spese ?
Tagliare la spesa pubblica è un esercizio sul quale si sono cimentati
tutti i Governi, con metodi vari e più o meno raffinati, ma i risultati
non ci sono stati e laddove si è intervenuti lo si è fatto
spesso in modo iniquo.
La questione di ridurre gli sprechi e i privilegi va affrontata avendo chiari
gli obbiettivi e, soprattutto, conoscendo le realtà sulle quali si
pensa di intervenire, altrimenti si fanno solo danni e si incrementano le
ingiustizie e le sperequazioni.
La Finanziaria si muove in modo pragmatico attraverso interventi meditati
e mirati al contenimento della spesa pubblica, per lo più concentrati
in quella ministeriale, ed in prospettiva attraverso riforme della Pubblica
amministrazione destinate ad incidere sui flussi di spesa pubblica .
Quanto alla riduzione delle tasse, questa è l’aspirazione di
ogni Governo e di ogni Parlamento, ma occorre che vi siano le condizioni.
Nella attuale realtà le risorse disponibili sono state utilizzate,
correttamente, per favorire la crescita e lo sviluppo, che è poi
la vera priorità del Paese, intervenendo in modo strutturale e significativo
sulla riduzione del costo del lavoro sostenuto dalle imprese, che, peraltro,
sembrano aver già archiviato questo importante risultato.
Per quanto riguarda, in particolare, le imposte sulle persone fisiche è
stata fatta l’unica scelta possibile, nelle condizioni date.
Si è, cioè, intervenuti sulle regole di tassazione, agendo
sulle aliquote, sugli scaglioni di reddito, sul sistema delle detrazioni,
ridisegnando in tal modo un modello fiscale più coerente con i principi
costituzionali della progressività e della capacità contributiva.
In buona sostanza sono stati tolti i benefici che il secondo modulo della
riforma Tremonti del 2005 aveva accordato ai redditi più alti e sono
stati ridistribuiti in basso.
Una operazione che, non comportando l’impiego di maggiori oneri per
lo Stato, più che sotto il profilo dei benefici sostanziali, va valutata
come un segnale di inversione di tendenza rispetto al passato.
L’enfasi posta sui benefici che avrebbero una ricaduta sul 90% dei
cittadini appare mal posta, poiché più che la percentuale
dei soggetti beneficiari conta quella del risparmio fiscale effettivo, da
un lato contenuto e dall’altro condizionato dalle addizionali Irpef
regionali e comunali.
E’ stato sostenuto che l’aumento delle addizionali da parte
degli enti locali è suscettibile di azzerare o di mandare in rosso
i risparmi fiscali ottenuti con la riforma dell’Irpef.
Ciò è possibile, ma va anche detto che è stata una
decisione presa dal Parlamento in modo consapevole tesa a responsabilizzare
gli enti locali, nell’ambito di un processo di federalismo fiscale
sul quale ormai il Paese si è incamminato da tempo.
Un passo importante nelle politiche pubbliche di sostegno alla famiglia
è stato compiuto con gli assegni al nucleo familiare, prevedendo
risorse aggiuntive per circa 1.400 milioni e rivedendo le procedure di determinazione
dell’assegno medesimo.
Congiuntamente, la riforma dell’Irpef e quella degli assegni familiari,
rappresentano l’inizio di un percorso sul quale si dovrà proseguire
in futuro attraverso la destinazione di ulteriori significative risorse.
Risorse che vanno trovate attraverso il recupero dell’evasione fiscale,
dalla quale complessivamente la manovra economica si attende circa 13 miliardi
di euro, un obbiettivo ambizioso che il Governo si è posto e sui
cui risultati dovrà riferire in Parlamento, anche in ordine alla
efficacia delle misure adottate per contrastare l’illegalità
fiscale.
Si tratta di ben 55 provvedimenti che inevitabilmente finiranno per gravare
anche sui contribuenti e che avranno una loro giustificazione nella misura
in cui poi saranno in grado di dare risultati effettivi e non rimarranno,
come spesso è accaduto in passato, lettera morta, aggiungendo in
tal modo ulteriori elementi di iniquità.
In conclusione, si poteva fare di più e meglio ?
Sono stati fatti errori ?
Probabilmente sì.
Penso alle violazioni allo statuto del contribuente in materia di retroattività
delle legge fiscali, all’uso della decretazione d’urgenza, alla
ulteriore complicazione della dichiarazione dei redditi con riferimento
al calcolo delle detrazione per tipo di reddito e per carichi familiari
che implicano anche 15 passaggi, ad alcune misure in materia di “tracciabilità
dei compensi” che avrebbero potuto essere più razionali e talvolta
meno invadenti.
La strategia di contrasto all’evasione sembra sbilanciata sul versante
dell’implementazione degli obblighi fiscali, mentre veramente poco
si è fatto, ad esempio, sul versante del “contrasto di interessi”
.
Penso, ancora, alla dispersione delle poche risorse in mille rivoli e che
avrebbero potuto essere più efficacemente utilizzate se meglio concentrate,
ad uno sforzo maggiore per il Sud, anche se va apprezzato il ritorno del
credito d’imposta ecc.
In definitiva, considerate le condizioni di partenza la valutazione complessiva
sulla manovra economica e in particolare sulla Legge Finanziaria della quale
ho avuto l’onore di fare la dichiarazione di voto a nome di Gruppo
parlamentare dell’Ulivo, è fatta di luci ed ombre, ma il giudizio
che veramente conta sarà quello che essa conseguirà “sul
campo”, in termini di sviluppo e di equità.
Non va dimenticato, inoltre, che un pezzo importante della manovra - la
delega sulla tassazione dei redditi di capitale, sulla riscossione e accertamento
dei tributi, sul catasto e sui testi unici dei tributi erariali, è
ad oggi all’esame del Parlamento
Su questa delega ho inviato al Presidente della Commissione Finanze della
Camera alcune mie considerazioni e proposte in materia di rendite finanziarie
e di testi unici.
Più precisamente ho evidenziato possibili sperequazioni nei confronti
dei piccoli risparmiatori, l’inopportunità di introdurre elementi
di distinzione rispetto ai metodi praticati nella maggior parte degli altri
paesi europei e la necessità di prevedere un regime transitorio di
tassazione di titoli e obbligazioni.
In materia di testi unici ho esplicitato la proposta di istituire un codice
delle agevolazioni fiscali, per dare maggiore trasparenza e governabilità
alla spesa fiscale.
Altrettanto importanti saranno le prossime mosse sulle privatizzazioni e
soprattutto sulle liberalizzazione per capire se questa compagine politica
sarà effettivamente in grado, come promesso agli elettori, di far
uscire il Paese dal guado in cui si trova, restituendo fiducia attraverso
politiche economiche e sociali che favoriscano un processo di sviluppo che
coinvolga in modo equo l’intero tessuto sociale, restringendo le forti
differenziazioni, a partire da quelle territoriali, esistenti nel Paese.
Ciò detto in termini generali, vorrei ora fare alcune considerazioni
sul lavoro svolto in questa mia nuova attività di parlamentare e,
perché no, su qualche risultato conseguito, con la collaborazione
e l’impegno di tutti.
Ora, non v’è dubbio, che l’esperienza fatta nella mia
precedente attività di sindacalista mi abbia agevolato nella comprensione
della complessità dei problemi e nella necessità di un ascolto
attento del pensiero e delle esigenze altrui.
Il cammino parlamentare della sessione di bilancio è stato lungo
e si è snodato attraverso molteplici audizioni, letture di documenti,
incontri, convegni, seminari, per arrivare poi alla fine a delle scelte,
probabilmente giuste, certamente consapevoli.
L’apporto che ho potuto dare in questo percorso si è esplicitato
nella fase istruttoria dei provvedimenti di competenza della Commissione
Bilancio della quale faccio parte e nella formalizzazione di emendamenti
ed ordini del giorno.
Volendo entrare nel dettaglio, sicuramente la discussione sulla tassazione
del Tfr ha portato all’introduzione della clausola di salvaguardia,
anche se parziale poiché non copre gli anni pregressi che vanno dal
2003 al 2006.
Per questi anni e per una modifica della tassazione del Tfr in senso più
favorevole ai pensionati ho presentato un ordine del giorno approvato dall’Assemblea
che impegna il Governo in tale direzione.
Emendamenti tesi a fissare al 1°gennaio 2007 la decorrenza degli incrementi
degli assegni al nucleo familiare, alla soppressione dell’imposta
di soggiorno, all’innalzamento della franchigia in materia di successioni
e donazioni, alle modifiche all’imposta di scopo per renderne obbligatoria
e automatica la restituzione da parte del Comune in caso di mancato completamento
dell’opera pubblica, al potenziamento della Covip, alla soppressione
del contributo di solidarietà sui trattamenti pensionistici, al mantenimento
dei Comitati Inps ed Inpdap, sono andati a buon fine e nella direzione auspicata.
Come pure sono stati recepiti gli emendamenti in materia di accertamento
di valore dei ben immobili attraverso una adeguata specificazione del concetto
di “valore normale”, che eviterà il formarsi di un unitile
e costoso contenzioso, in materia di razionalizzazione delle sanzioni per
i Caf e per gli intermediari e quelle relativi al personale dirigente del
Ministero che da anni ricopre tale incarico senza il riconoscimento giuridico.
Altro ordine del giorno presentato e approvato dall’Assemblea è
quello riferito all’eliminazione dell’obbligo di domiciliazione
fiscale, che ritengo non in linea con le disposizioni contenute nello Statuto
dei diritti del contribuente.
Questioni che non hanno potuto trovare soluzione, ma che mi riprometto di
riproporre nelle sedi opportune, sono quelle relative all’innalzamento
della soglia di reddito per essere considerati a carico, ferma da qualche
decennio ormai a 2.840.51 euro, e quella dell’eliminazione dell’obbligo
di presentazione della dichiarazione per circa 800.000 contribuenti possessori
di “microredditi”, con un beneficio anche per l’Amministrazione
in termini di minori costi di gestione.
Un lavoro che mi è stato reso più agevole dalle sollecitazioni
e contributi di quanti hanno voluto onorarmi della loro collaborazione ed
ai quali sono veramente grato.
On. Adriano Musi