Il tema di oggi: IL LAVORO, può rappresentarsi come un POLIEDRO
con tante facce quante sono le aziende, le professioni, i lavoratori occupati,
gli inoccupati e le persone in cerca di prima occupazione.
Ognuno guarda la faccia che ha davanti e cerca di renderla più attraente
perché dal successo di tale operazione, dipende il grado di soddisfacimento
della propria vita, fornisce stimoli per migliorarla, da’ certezze
al proprio futuro.
Sta alle Istituzioni cercare di offrire a tutti e ad ognuno la parità
di opportunità perché tale missione abbia successo.
Un obiettivo che, come già emerso in occasione del primo incontro
con Paolo Colla, affrontando il tema della governance globale, è
diverso a seconda dei valori e dei principi che ispirano ogni relatore per
la realizzazione di quella che definiamo la Società giusta.
Colla ha ricordato la fondamentalità per noi Repubblicani Europei
come per i riformisti, dei diritti civili e sociali minimi quali la democrazia,
la libertà, la scuola, la salute, la casa, il lavoro!
Diritti fondamentali nel mondo nel rapporto tra Paesi ricchi e Paesi poveri,
ma altrettanto fondamentali in ogni singolo Paese e, nel nostro, per quanto
ci riguarda, per realizzare un modello di società coesa, avanzata,
moderna, che sappia offrire le stesse possibilità ai cittadini messi
nella condizione di poter misurare loro stessi, le loro capacità
con i cambiamenti, i mutamenti che la competitività del sistema economico
richiede.
Occorre restituire, anche nel lavoro, sicurezza e fiducia ai cittadini ed
in particolare alle giovani generazioni, assumendo come metro di misura
la buona occupazione, la qualità della condizione lavorativa, la
costruzione di una rete di servizi adeguata alle aspettative di una società
avanzata europea.
Occorre costruire, attraverso il dialogo con i padri e con i figli, ossia,
con i lavoratori tradizionali da un lato, ed il più delle volte atipici
dall’altro, una nuova uguaglianza per estendere i diritti dello Stato
Sociale a chi non ne ha, o ne ha di meno, per adeguare il sistema delle
tutele, alla realtà del mercato.
Due i punti di riferimento l’assetto universalistico del sistema e
la costruzione di forme di organizzazione dei servizi orientate al risultato
e che, pertanto, pongano il cittadino, con le sue esigenze, al centro del
sistema.
Naturalmente, a tal fine, divengono fondamentali sia le politiche volte
a riattivare lo sviluppo e la capacità di crescita produttiva ed
occupazionale dell’economia, nella consapevolezza che non ci sono
margini per la solidarietà se non c’è sviluppo economico,
sia la legislazione del lavoro, per trovare strumenti di politica del lavoro
che migliorino il funzionamento del mercato unificando e potenziando la
rete di sicurezza e di tutela delle lavoratrici e dei lavoratori coerenti
con la costruzione di un welfare attivo, collegando le prestazioni di sostegno
al reddito con comportamenti per la ricerca di un impiego e per recuperare
il deficit di occupabilità (la strategia di Lisbona e la sfida lanciata
nel 2000 per trasformare in 10 anni l’economia europea rendendola
più dinamica e competitiva).
I passi più significativi da compiere in tale direzione sono:
A) Il riordino delle regole del mercato del lavoro
* Per una flessibilità regolata come strumento di evoluzione delle
persone, no come precarietà e sfruttamento, rivedendo l’attuale
frammentazione delle tipologie di lavoro. Tipologie che già vedevano,
prima della TREU e della BIAGI, presenti 32 forme contrattuali.
Un nuovo approccio, quindi, ed un pensiero complessivo che offra al lavoro
di domani risposte positive dalle aziende, capaci di migliorare la qualità
abbandonando la vana ricerca di competere su scala globale mediante la riduzione
dei costi del lavoro, e risposte altrettanto positive dai lavoratori, predisponendo
un rete di sicurezza, politiche attive per il lavoro, formazione lungo l’arco
della vita, un diritto del lavoro non come resistenza ma come forza. Un
patto tra generazioni, tra generi con una nuova cultura della dignità
e della responsabilità che collochi l’utilizzo del lavoro flessibile
in u contesto che consideri:
- le motivazioni a base della sua richiesta;.
- il costo che non può essere inferiore rispetto al costo del lavoro
stabile avviando da subito la graduale armonizzazione dei contributi sociali;
- i limiti al suo utilizzo rispetto all’occupazione complessiva a
tempo indeterminato presente nelle imprese. Esigenze solo parzialmente affrontate
dalle attuali normative giuslavoriste che hanno visto la Legge 30.
* L’introduzione di nuovi tipi di contratto di lavoro flessibile (lavoro
intermittente, lavoro ripartito, lavoro occasionale, contratto di inserimento)
e previsto modifiche normative tese ad agevolare e promuovere il ricorso
a forme contrattuali già normate, tra queste ricordiamo:.
- Il contratto di somministrazione lavoro (che sostituisce il lavoro interinale)
e rappresenta uno strumento contrattuale, ad esempio, molto diffuso negli
USA nel quale l’azienda potrà “affittare” la forza
lavoro a tempo indeterminato, al contrario di quanto prevedeva il contratto
interinale utilizzabile solo per esigenze di carattere temporaneo.
- Il contratto di apprendistato e la previsione di tra differenti tipologie
di contratto:
- per l’espletamento del diritto di istruzione e formazione
- per il conseguimento di una qualifica attraverso la formazione sul lavoro;
- per percorsi di formazione
- Il contratto di inserimento che sostituisce il Contratto di Formazione
Lavoro
* Il Part Time con l’introduzione della previsione di tre correttivi
all’attuale normativa:
- la possibilità di ricorrere a prestazioni di lavoro straordinarie
- la possibilità di ricorrere a forme elastiche di utilizzo sia nella
modalità oraria, sia nel suo incremento
- la previsione di forme di tutoraggio con scambi di competenza tra lavoratore
esperto ed occupazione giovanile.
* Il contratto a progetto sostitutivo delle co-co-co finalizzato a superarne
gli abusi utilizzati in sostituzione dei rapporti di lavoro dipendente.
* Per una reale parità di genere che realizzi realmente la parità
nel lavoro oltrechè di salario tra uomini e donne a parità
di tempo di lavoro e qualifica.
B) Per una finalizzazione e qualificazione degli incentivi e per l’armonizzazione
delle contribuzioni in grado di risolvere le attese dei giovani ma anche
di perseguire obiettivi di invecchiamento attivo.
C) Per una riforma degli ammortizzatori sociali da estendere ad imprese
e lavoratori (la disoccupazione, la maternità, la malattia, gli infortuni,
mobilità e CIG) correggendo gli squilibri dell’attuale sistema
degli ammortizzatori tra settori, tra tipologie di rapporti di lavoro, tra
tipologie di imprese e superando le differenze dimensionali che non hanno
ragione di esistere né sul piano dell’efficienza, né
su quello dell’equità. Riforma degli ammortizzatori per una
politica attiva del lavoro che colleghi l’erogazione di tutte le indennità
per l’occupabilità, alla partecipazione dei processi formativi
promossi dal sistema formativo regionale in stretto collegamento con i servizi
per l’impiego:
Servizi dell’impiego che devono avere un forte raccordo con i processi
di sviluppo locale, giustificativi di una diversità di interventi
correlata con la grande diversità di condizioni che caratterizza
le varie aree del nostro Paese. Modelli locali diversi dentro una cornice
di standards minimi formativi, di ammortizzatori, di trasparenza e garanzia
di risorse.
In tale contesto fondamentale è il ruolo dell’informatica e
della realizzazione della “Borsa del Lavoro”, in sostituzione
del S.I.L. (Sistema informatico del lavoro), per garantire in modo trasparente
il collegamento ed il coordinamento delle reti regionali del lavoro definendo
standards tecnici nazionali per garantire i flussi di scambio di informazione
al fine di monitorare l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro.
D) Per tutele sociali da rendere coerenti con i principi ispiratori delle
regole del mercato del lavoro:
- l’orientamento scolastico e professionale;
- la formazione, gli stages, l’apprendistato e le garanzie della sua
qualità, l’istruzione.
Consapevoli che l’India oggi sforna 600 mila nuovi studenti in Ingegneria
all’anno, e che la Cina punta a dotarsi di 100 Università di
eccellenza. Una sfida per il nostro mondo scolastico, universitario e formativo
solo quantitativa, ma sempre più anche qualitativa tenendo conto
del fenomeno dell’abbandono scolastico precoce che nell’Agenda
di Lisbona dovrebbe essere inferiore al 10%, ma ancora nel 2005 nel nostro
Paese ammontava al 22% degli studenti tra i 18 e 24 anni e considerato che
a fronte di una media UE il 25% dei lavoratori laureati, l’Italia
è tra gli ultimi con un solo 10%.
* La sicurezza non solo del ma anche nel lavoro per evitare che il lavoro
diventi una guerra registrando un macabro record europeo per numero di morti
sul lavoro che detiene il nostro Paese:
- cento ogni mese! Tre al giorno compresi sabati, domeniche e festivi!
- un milione di feriti (2.500 infortuni al giorno) senza considerare i decessi
causati da malattie professionali a lungo termine.
Un calvario per la ricerca di un lavoro per chi vuole portare soldi a casa
per una vita, comunque, di stenti.
E’ un record consolidatosi nel tempo che non consente di parlare solo
di fatalità per spiegare un numero di incidenti troppo alti nei cantieri
edili, in agricoltura, nelle fabbriche e che le leggi da sole non risolvono,
occorre che ognuno faccia la sua parte per diffondere una cultura di vera
prevenzione oltrechè controlli più severi
* La previdenza tra pubblica e complementare con le attualità dettate
dal dibattito politico:
- la sostenibilità finanziaria del sistema;
- la totalizzazione nella convinzione che non esistono più muri di
divisione fra lavoro e lavoro e trovandosi, sempre più spesso in
una condizione di passaggio da una tipologia di lavoro ad un’altra
e quindi nella necessità di offrire sicurezza anche in termini di
risultati previdenziali;
- innalzamento dell’età SI; coefficienti di rivalutazione:
NO
Tutte le considerazioni di questa nostra conversazione, debbono comunque
partire dal presupposto che non esiste una sola normativa solutiva, né
un solo strumento risolutivo, mentre fondamentale è un lavoro sinergico
coerente allo stesso obiettivo fatto di dialogo, di bilateralità
e di costruzione di consenso tra i soggetti sociali come di responsabilità
e capacità di ascolto e di sintesi tra tutti gli interessi da parte
della Politica. Quella con la P maiuscola: ma è un’altra storia!