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DOCUMENTI
Intervento dell'On. Adriano MUSI sul Documento
di programmazione economico-finanziaria per gli anni 2007-2011
Resoconto sommario e stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 30 di lunedì 24 luglio 2006
Intervento dell’On. Adriano MUSI sul Documento di programmazione
economico-finanziaria per gli anni 2007-2011
Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi,
le considerazioni che mi appresto ad esporvi e a sottoporre alla vostra
attenzione vogliono rappresentarvi la mia difficoltà ad esprimere un
giudizio su un DPEF quinquennale, che, per chi crede nella politica
fatta di contenuti, di scelte strategiche, di priorità coerenti con i
valori ed i principi a cui la politica si ispira, è chiaro nei suoi
obiettivi di risanamento, è chiaro nei suoi obiettivi di sviluppo, nei
suoi obiettivi di equità. Tuttavia, tali obiettivi richiedono, per
essere raggiunti, strumenti, e, per come sono delineati nel testo del
DPEF per il quinquennio, necessitano di approfondimenti, di
comprensione degli effetti, di trasparenza dei dati, poiché solo dalla
credibilità dei percorsi indicati si possono far discendere
provvedimenti finanziari attuabili, per una politica economica capace
di offrire traguardi ambiziosi, di restituire fiducia alle famiglie, di
offrire un futuro in cui impegnarsi alle nuove generazioni.
Positivo in tal senso è il rilancio del metodo concertativo, che,
respingendo autosufficienze presuntuose, in discontinuità con il
recente passato, ricerca con il consenso e la corresponsabilità delle
forze economiche e sociali la salvaguardia degli interessi generali ed
il rispetto dei principi costituzionali di tutela della dignità delle
persone in una Repubblica fondata sul lavoro.
È nell'etica della responsabilità, nell'etica della gestione della
spesa pubblica, nel rispetto delle regole e delle leggi senza
scorciatoie il vero misuratore della vita di un grande Stato
industriale moderno. La discussione di merito per il raggiungimento
degli obiettivi e le decisioni conseguenti non consentono più a nessuno
solo di pensare di poterla fare franca, di poter continuare una festa
che per tanti, primi i pensionati, non è mai iniziata, come hanno
puntualmente evidenziato gli ultimi dati forniti dalla Banca d'Italia.
C'è un evidente problema di redistribuzione del reddito, soprattutto se
consideriamo che vi sono 16 milioni e mezzo di italiani che vivono con
entrate al di sotto dei mille euro al mese. Con tale consapevolezza,
vanno approfonditi gli strumenti indicati per il raggiungimento degli
obiettivi del Documento di programmazione economico-finanziaria, con
l'equità che diviene allora la priorità.
Lo sviluppo richiede una più puntuale selettività, accompagnata da
politiche di settore più specifiche, non generalità di soluzioni. Si
può finanziare da parte dello Stato un costo per minori entrate, per
orientare un volano capace di rilanciare la competitività per le
imprese soggette a concorrenza internazionale o per superare un divario
territoriale tra aree a sviluppo differenziato nel paese,
stabilizzandone l'occupazione, non per ampliare in questa fase
economica i margini di convenienza di attività che agiscono solo sul
mercato interno.
Questo vale anche per le scelte indicate per il risanamento, obiettivo
condiviso, ma che richiede massima attenzione e la trasparenza delle
cifre come obbligo, per la serietà richiamata dal relatore. Solo la
conoscenza delle vere cifre consente decisioni consapevoli ed anche
accettate, evitando che le «macedonie» statistiche ed i luoghi comuni
evocati per pigrizia di approfondimenti - ci auguriamo, non peggio, per
interesse di parte da perseguire -, oggi come ieri, creino solo
confusione. Non può spiegarsi altrimenti il perché si continua ad
ignorare, nel fornire i dati delle retribuzioni dei pubblici
dipendenti, che in tali incrementi siano ricompresi i costi sostenuti
per le missioni militari, ed è altrettanto inspiegabile il perché ci si
ostini a non voler fare una operazione di trasparenza su quella che
viene definita spesa pensionistica, con una chiara inosservanza della
legge dello Stato, che chi governa non dovrebbe mai dimenticare,
dovendo essere un esempio di legalità, trasparenza e linearità dei
comportamenti, anche quando questo contraddice le proprie convinzioni.
Ed evitiamo di rispondere con l'esigenza di innalzare l'età di
fuoruscita dal lavoro. Questa è un'esigenza che con i conti non
c'entra: innalzare l'età è sentirsi ancora attivi, stante il
prolungamento della vita; ed è esigenza di dignità di reddito, poiché
difficilmente le generazioni future matureranno i trentacinque o i
quarant'anni di contribuzione utili con l'età anagrafica dei padri.
Sono questi i quesiti che poniamo al Governo. All'esecutivo, in
particolare, vogliamo far notare che sarebbe meglio porre attenzione
sul perché, ad esempio, per ottenere una licenza per svolgere
un'attività produttiva occorrano ottantotto procedure o sul perché il
costo di progettazione e di realizzazione di una grande rete di
trasporto sia di 13 milioni di euro al chilometro in Francia, di 15
milioni in Spagna e di 45 milioni - avete capito bene! - in Italia.
Sono queste le riforme strutturali da realizzare ed esse rappresentano
solo la punta di un iceberg. Chi si propone l'equità come propria
stella polare non può metterla sempre al secondo posto. Equità fa
venire in mente la politica fiscale; in particolare, la dimensione di
un'evasione fiscale stimata più facilmente delle entrate ufficiali,
tenuto conto che i dati relativi a queste ultime non si riescono più ad
avere in tempo reale, né disaggregati per tipologie di contribuenti.
Chiediamo, quindi, al nuovo Governo di realizzare qui la vera
discontinuità, mettendo tali dati disaggregati a disposizione del
Parlamento e del paese. Insomma, equità in ogni atto e in ogni
decisione. Essa rappresenta l'unico modo per affermare la diversità che
c'è tra un diritto di cittadinanza e una concessione, tra un diritto e
un atto di beneficenza. Equità è restituire certezza alle donne e ai
giovani di Locri e a tutto il Mezzogiorno, dimostrando così che le
strade dello sviluppo passano anche da loro e per far sì che un diritto
non sia più un'elemosina. Mi auguro che, dalle risposte del Governo,
che spero di potere avere, dalle conclusioni di questo dibattito e dai
contenuti della risoluzione finale (ho apprezzato la relazione svolta
dall'onorevole Ventura), io possa avere elementi per esprimere oggi il
mio giudizio su questo DPEF.