Vi ringrazio per l’opportunità offertami sia di incontrarci
e sia per la possibilità di fare con voi alcune considerazioni sulla
nostra fiscalità.
Concordo con il Sottosegretario Grandi quando ha sottolineato la necessità
di vedere quello che è avvenuto e che avviene in questa fase in un’ottica
più ampia e generale. È chiaro che è complesso e delicato
rimettere ordine in un sistema che ha avuto uno scardinamento della sua
eticità, del valore di giustizia fiscale. Si è perso il senso
del cos’è il rispetto del Fisco, cos’è il rispetto
del dovuto allo Stato, cosa voglia dire rispettare un principio costituzionale
in cui ciascuno partecipa allo sviluppo del Paese in base al reddito realmente
posseduto. È chiaro che riconquistare e restituire questa coscienza
etica ai cittadini non è semplice. Tutela ottica fondamentale diviene
il vostro impegno e credo
che dobbiamo ringraziarvi sia come rappresentanti delle Istituzioni, sia
come cittadini. Dobbiamo ringraziarvi perché mettete in campo una
professionalità, una competenza ed una pazienza infinita. Perché,
come ricordava il Sottosegretario Grandi, l’addensamento normativo
a cui siete sottoposti è enorme. Ogni anno si cambiano le norme e
non è semplice chiedere ad un qualsiasi consulente fiscale, ad un
qualsiasi professionista di dover spiegare ogni volta al cittadino, al contribuente,
quale sia il suo dovere fiscale a partire dal come le spese sostenute dalle
famiglie vengano scomputate dall’imponibile.
Personalmente sono più favorevole alla detrazione piuttosto che alle
deduzioni. Le detrazioni sono qualcosa che seleziona in maniera mirata che
cosa lo Stato sostenere e perché. La deduzione, reintrodotta da Tremonti,
rende generico e generale il meccanismo mettendo insieme tutte le spese
che si possono dedurre rendendole indifferenziate ed avendo solo il tetto
massimo come limite. Le detrazioni aiutano, invece, a capire, eticamente,
anche il senso di quali bisogni lo Stato vuole premiare e verso chi e verso
che cosa scatta la solidarietà dello Stato.
Ma cambiare le regole fiscali crea ogni anno problemi ed incomprensioni.
Per esempio tutti erano convinti che dalla revisione della curva dovessero
venire guadagni, dopodiché non si è capito se c’è
stato questo guadagno o se c’è stata una remissione. Ed è
complesso spiegare come la revisione della curva delle aliquote ha fatto
sì che si guadagnasse e poi, nel contempo, le addizionali ed una
serie di revisioni di imposte locali, hanno riportato in rosso di quello
che si era guadagnato con l’IRE.
È un qualcosa di complesso per lo stesso contribuente che vede cambiare
l’esattore ma sa che i soldi provengono dallo stesso portafoglio e
speriamo già dal prossimo anno, non essendo necessarie revisioni
normative, consentire il rafforzamento del potere d’acquisto sia dei
salari che delle pensioni.
E’ dentro questo percorso che intendo soffermarmi su tre interrogativi:
il primo è quello delle denunce con reddito nullo. È un qualcosa
su cui si dovrà discutere. Credo che vada fatto un incontro specifico
tra Ministero dell’Economia, l’Agenzia delle Entrate e le rappresentanze
dei CAF. La denuncia nulla si scopre quando è nulla, cioè,
fino a quando dopo essere entrato al CAF non sono stati elaborati i dati
contabili. È chiaro che andrà gestita questa operazione chiarendo,
soprattutto, a carico di chi. Un problema che va risolto! I CAF nascono
per aiutare l’Amministrazione Finanziaria, sgravandola di compiti,
e liberalizzando energie e risorse umane e finanziarie finalizzate verso
una vera lotta all’evasione. L’Amministrazione, insomma, viene
sgravata del compito più semplice, il controllo dei contribuenti
che pagano le tasse, tutte, fino in fondo, costituite da lavoratori dipendenti
e dai pensionati, consentendole di concentrarsi sull’evasione. Anche
se poi, invece, tutti i controlli si sono concentrati sui lavoratori dipendenti
ed i pensionati ed è una discussione che dovremo fare rispetto alle
direttive che dà il Ministero sulle priorità annuali. Comunque
questa è la missione dei CAF e questa doveva essere l’utilità
dei CAF. Se al CAF gli viene chiesto di finalizzare il suo servizio, di
migliorare la sua efficienza, di selezionare le priorità secondo
le necessità dell’Amministrazione, è l’Amministrazione
che deve capire come i conti tornino. Ecco perché il problema delle
denuncie nulle va affrontato e risolto con lo stesso senso di responsabilità
di mostrato dai CAF.
La stessa cosa vale per la domiciliazione coatta. Una domiciliazione che
non può essere retroattiva. Una convinzione che nasce dalla consapevolezza
che alle persone che hanno già fatto la dichiarazione è difficile
andargli a chiedere se ora vogliono domiciliarsi presso il CAF in cui hanno
fatto la denuncia. Una operazione, a ritroso, che richiederebbe di ricontattare
tutti quelli che hanno fatto la denuncia lo scorso anno comportando non
pochi problemi organizzativi ed economici. Per questo sono convinto che
la retroattività vada, comunque, eliminata.
La domiciliazione coatta, poi, porta con se una serie di problemi oltreché
essere sostitutiva di una responsabilità propria dell’Amministrazione:
il rapporto con il contribuente contestato o moroso. Una ricerca che si
vuole passare al CAF con tutte le conseguenze che questo comporta, a partire
dai costi che vengono trasferiti dall’Amministrazione al CAF. Una
operazione va reinquadrata nel valutare costi e benefici. Anche su questo
va aperto un confronto attento e va fatta una analisi attenta sul passaggio,
responsabilità e costi, di questa operazione. Se vi è questo
passaggio di competenze bisogna anche sapere quanto questo consente di sgravare
di costi, umani e finanziari,l’Amministrazione e quanto questo invece
pesi sui bilanci dei CAF.
L’ultima valutazione è sui tempi delle dichiarazioni. Su questo
tema sono perfettamente d’accordo con il Sottosegretario Grandi. D’accordo
perché bisogna essere attenti anche nelle rivendicazioni alla eticità
fiscale che vuol dire certezza di regole, quindi, anche dei tempi della
dichiarazione dei redditi. Non è un “optional” la scadenza
della presentazione della dichiarazione dei redditi. La scadenza è
maggio. Se, poi, dovessimo arrivare al 29 di maggio per scoprire che tutti
i se che sono stati messi in campo si sono verificati e quindi ci siano
difficoltà oggettive è a quel punto e solo a quel momento,
faremo l’analisi con conseguente verifica delle soluzioni più
idonee.
Se si comincia a oggi ad affermare che bisogna prorogare i termini si rischia
di incentivare, seppur involontariamente, il non rispetto della scadenza
per la presentazione nei tempi dovuti della documentazione fiscale. Se non
si presenteranno i CUD verificheremo perché i datori di lavoro non
li hanno consegnati ed il Ministero ricercherà le responsabilità
del perché questa cosa non è avvenuta. Meglio non parlare
quindi oggi di proroghe. È una cosa che non può far parte
di un dibattito, di una discussione pubblica.
Questi i tre temi su cui mi sono voluto soffermare. Ma consentitemi, in
conclusione, di ringraziare il Sottosegretario Grandi, perché alcune
delle cose che voi avete oggi richiamato alla nostra attenzione il Sottosegretario
Grandi le ha gestite con grande equilibrio e sensibilità superando
tante ritrosie e non solo di contenuto consapevoli che i CAF continuano
a vivere proprio perché hanno vinto una battaglia innanzitutto culturale.
Per questo credo che vada ringraziato Grandi e tutti coloro che hanno continuato
e continuano a portare avanti questa bandiera convinti che l’Amministrazione
fiscale debba poter concentrarsi, soprattutto, per sconfiggere l’evasione
fiscale.
Quando viene affermato che il 25% del PIL viene sottratto alla ricchezza
del Paese dell’evasione, viene, coscientemente, sottratta ricchezza
allo sviluppo del Paese, vengono sottratte risorse alle politiche sociali.
Affrontare una discussione sulle pensioni e la loro sostenibilità
ed, avere, al tempo stesso, una evasione fiscale di queste dimensioni è
chiaro che crea contraddizioni e tensioni. Dobbiamo registrare l’assenza
di risorse per il fondo della non autosufficienza e consapevolmente registrare
l’impotenza rispetto ad una evasione di questa portata.
Per questo occorre recuperare una coscienza civica, una coscienza di cittadinanza
che tutti insieme dobbiamo vivere. Nei paesi europei questa consapevolezza
fiscale, porta alla consapevolezza che non pagare le tasse è comunque
un delitto verso i cittadini prima ancora che verso lo Stato. In Italia,
invece, è vista come una furbizia.
Bisogna rivoltare questo tipo di mentalità. E’ la vera differenza
tra uno schieramento politico e l’altro. Vedere come lo Stato applichi
la sua costituzione fondativa ed applichi quella capacità di ridistribuire
ricchezza verso chi ha bisogno, chi ha necessità, verso i più
deboli, verso una società che sia più equa, più giusta,
più solidale è la prima missione di uno Stato moderno.
È questo il modo con cui anche il lavoro del CAF vede trionfare la
cittadinanza.
È questo che ha visto e vede protagonista la UIL-Sindacato-cittadini,
la sua visione di Stato, di Società. Il vostro impegno , il nostro
impegno perché il Paese progredisca, avanzi, senza mai dimenticare
che equità, solidarietà, giustizia sociale sono valori da
perseguire, non parole da evocare nei comizi, salvo poi dimenticarli nelle
decisioni.
Dentro questo ritroviamo la UIL-Sindacato-Cittadini; dentro questo ritroviamo
coloro che nella UIL hanno speso tanto, spendono tanto e continueranno a
spendere tanto grazie a voi.