Schema di decreto legislativo recante:
"Disposizioni legislative statali anteriori al 1° gennaio 1970 di cui si ritiene indispensabile la permanenza in vigore" (n. 118)
(Osservazioni alla Commissione parlamentare per la semplificazione. Seguito e conclusione dell'esame. Osservazioni favorevoli con rilievi)
Il senatore MUSI (PD) reputa giustificata la rilevanza attribuita alle stime negative di contrazione del PIL, a causa della crisi internazionale, rilevando che l'attuale congiuntura deve costituire il punto di partenza per l'elaborazione di una vera politica economica da parte del Governo. Al contrario, i dati contabili esposti nei documenti di bilancio dimostrano l'incapacità dell'Esecutivo di elaborare un'azione organica di rilancio dell'economia e di stimolo ai consumi. In tal senso, constata criticamente che, come preannunciato dal Ministro dell'economia e delle finanze, la finanziaria attualmente all'esame si limita a un mero aggiornamento contabile dei contenuti della manovra di finanza pubblica impostata con il decreto-legge n. 112 del 2008 quando non era ancora nota la gravità e la profondità della crisi. Infatti, rimarca che tale manovra già al momento dell'approvazione parlamentare non conteneva risposte adeguate alla crisi economica, pur non ignorandone i primi segnali. A distanza di oltre un anno l'impatto dell'attuale congiuntura economica è sotto gli occhi di tutti, con una drastica riduzione del PIL e un non trascurabile aumento del tasso di disoccupazione. Giudica quindi erronea la politica economica del Governo, che non intende immettere risorse nel sistema economico, ignorando le difficoltà finanziarie degli enti locali e insistendo sulla linea della sottrazione di risorse a diversi settori nevralgici, come l'ambiente, l'università e la ricerca.
Sottolinea quindi negativamente la complessiva contrazione delle spese in conto capitale e in particolare delle risorse destinate al finanziamento delle imprese: tali circostanze testimoniano a suo avviso la scarsa consapevolezza degli effetti economici della crisi, che minaccia una prolungata contrazione del PIL anche nel 2010. Successivamente rimarca che nei documenti di bilancio non c'è traccia del piano di rilancio economico del Meridione né dell'ampliamento delle condizioni di fruizione della carta per gli acquisti e della riduzione della pressione fiscale, che è viceversa in costante aumento e continua a gravare sui percettori di reddito fisso.
A fronte di tale situazione, colpisce anche l'andamento negativo del gettito tributario nel suo complesso; non reputa, alla luce di tale quadro, condivisibile la volontà del Governo di acquisire risorse aggiuntive attraverso il rientro di capitali esportati all'estero. Infatti la quantificazione di ulteriori risorse sarà comunque tardiva e impedirà al Parlamento una discussione seria delle modalità attraverso cui il Governo intenderà impiegarle.
Nel far riferimento alle affermazioni del presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, reputa condivisibili le preoccupazioni espresse ma sottolinea al contempo che la scarsa attenzione imputata alla politica, rispetto ai problemi dei ceti produttivi e delle aziende, sia in realtà da ricondurre all'attuale Governo, mentre le forze di opposizione hanno in più occasioni denunciato il rischio dell'acuirsi della crisi. Il Governo ha infatti sempre limitato il dibattito parlamentare sulle misure economico-finanziarie, con la presentazione di provvedimenti di urgenza e il frequente ricorso al voto di fiducia, impedendo alle Camere di formulare proposte sulla ripresa economica e sull'uscita dalla crisi.
Sottolinea l'atteggiamento di chiusura che il Governo e la maggioranza hanno assunto nei confronti delle proposte costruttive dell'opposizione, in particolare sulla riqualificazione e corretta finalizzazione della spesa connessa all'erogazione alle imprese di incentivi a fondo perduto. Lamenta infatti che la concessione dei benefici prescinde del tutto da un'attenta valutazione dei progetti industriali presentati dalle aziende interessate, creando così i presupposti per un'eccessiva discrezionalità nell'erogazione degli aiuti. Nella prospettiva di una seria riflessione sull'utilizzo delle risorse pubbliche a sostegno dell'economia, la propria parte politica aveva anche proposto la reintroduzione di incentivi fiscali da riconoscere alle imprese con criteri automatici, come i crediti di imposta per investimenti produttivi. Oltre a respingere tali indicazioni, la maggioranza e il Governo hanno ignorato anche le proposte sull'allentamento dei vincoli del patto di stabilità interno, in favore dei comuni virtuosi in grado di effettuare investimenti per le politiche energetiche e quelle occupazionali. Analoga sorte è stata riservata all'accelerazione dei pagamenti della Pubblica amministrazione e alla riqualificazione del FAS, di cui occorrerebbe reintegrare la dotazione finanziaria, per destinarne effettivamente le risorse a sostegno delle imprese e dei lavoratori meridionali.
Conclude il proprio intervento ribadendo che la propria parte politica, senza rimpianti per una legge finanziaria dai contenuti eterogenei e microsettoriali, ritiene doveroso e necessario che il Governo sottoponga alle Camere una manovra finanziaria di qualità, in grado di affrontare tutti i nodi cruciali che attualmente investono l'economia italiana.