Intervento in Aula 21-12-2006 Ddl Legge finanziaria 2007 (Approvato dalla Camera e modificato dal Senato) - Dichiarazione di voto finale Adriano Musi
AC 1746-bis-B
Si conclude con questo voto per noi convintamene positivo il lungo e
tormentato percorso della legge finanziaria che ha visto impegnato il
Governo e le Camere in un intenso lavoro di elaborazione, verifica,
precisazione ed anche, quando è stato necessario, correzione.
Una legge finanziaria che sin da quel ormai lontano 29 settembre,
giorno del suo voto da parte del Governo, tutti sapevano dovesse
rispondere ad una duplice priorità: il rispetto degli impegni assunti
con l'Unione europea ed assicurare la continuità degli investimenti per
rilanciare la competitività del sistema paese oltreché garantire i
diritti di cittadinanza soprattutto per i soggetti più deboli, più
poveri.
Rispetto degli impegni, continuità degli investimenti e garanzia di
equità sono cambiali che chi oggi è all'opposizione conosce bene,
avendole sottoscritte ed altrettanto bene sa che le risorse «vere» per
pagare tali cambiali non c'erano.
Un debito pubblico abbondantemente fuori dai parametri, pur se da lor
signori concordati con la Commissione europea.
L'avanzo primario azzerato.
Investimenti indicati «a futura memoria» ma senza risorse
effettivamente spendibili.
È in tale realtà che l'entità della manovra diviene obbligatoria.
Entità obbligatoria per rimanere da protagonisti in Europa. Entità
obbligatoria perché le opere infrastrutturali, alcune inaugurate con
molta enfasi durante la passata legislatura, potessero procedere senza
chiusura dei cantieri, ma soprattutto portate a compimento.
Entità obbligatoria perché le imprese potessero utilizzare l'andamento
positivo dell'economia assicurando loro un contesto di competitività
non gravato né da oneri impropri sul costo del lavoro né da una
pubblica amministrazione tesa solo alla propria conservazione anziché
al servizio efficiente e trasparente, della impresa e del cittadino;
entità obbligatoria per garantire il potere di acquisto di salari e
pensioni al fine di rilanciare quei consumi interni che grande ruolo
hanno nel rilancio economico del paese; e lo stesso discorso si può e
si deve fare per le misure a sostegno delle famiglie, per la sicurezza
del lavoro e nel lavoro, per i diritti di cittadinanza: dalla
previdenza complementare, al lavoro femminile, alle tutele per i più
deboli a partire dagli anziani non autosufficienti.
Un disegno economico e sociale per un paese meno individualista, più
coeso, più equo, più sicuro. Si dice: è ancora poco!
È il segnale, però, che cambiare si può e si deve. Con il dialogo
quando è possibile, assumendosene la responsabilità quando i
comportamenti sono solo strumentali.
Un dialogo che, per primi, abbiamo auspicato si possa riaprire, alla
ripresa dei lavori parlamentari, sulle modalità tecniche, sui contenuti
delle manovre di bilancio perché oltre alle stime dei saldi ed alle
previsioni di spesa sappia rispondere anche all'esigenze di trasparenza
sugli effetti che le leggi di bilancio producono a partire dalla
verifica dei risultati dalla capacità di efficienza e di rispetto degli
impegni della macchina pubblica. Un'efficienza che attuata e verificata
a partire dal tema dell'evasione fiscale consentirà di realizzare
quella riduzione della pressione fiscale che a partire dalle fasce di
reddito più basse consentirà di attuare la correzione più significativa
apportata sulla finanziaria al Senato.
Prima di concludere, però, il mio intervento consentitemi una
considerazione rivolta a quanti in questi giorni hanno richiamato
Governo e maggioranza alla moralità sul comma 1343, il comma
prescrittivo dei giudizi pendenti davanti alla Corte dei conti. Una
considerazione a voce alta ma anche a testa alta.
Non accetto, non accettiamo né quei richiami né quelle censure.
Quel comma è stato, inequivocabilmente, dichiarato nullo, quel comma
non entrerà mai in vigore neanche per un secondo.
Attenti, perciò, ad ergervi a censori in specie quando tali lezioni
provengono da chi ha condiviso condoni di tutti i tipi e non certo per
svista!
Andare avanti significa, anche rispetto a questo, costruire per i
nostri figli una democrazia compiuta.
È il mio, il nostro augurio di buon anno a tutti.