Intervento del 22 luglio 2009 del Sen. Adriano MUSI
DISCUSSIONE GENERALE SUL RENDICONTO ED ASSESTAMENTO DEL BILANCIO DELLO STATO
Il rendiconto e l’Assestamento certificano la gestione di un anno finanziario ed autorizzano la cassa definendo, così, le previsioni per il nuovo progetto di bilancio a legislazione vigente. Ora i dati, che siamo chiamati a valutare per esprimere il parere sui due d.d.l., mai, come nel passato, aiutano a capire la distanza tra la politica degli annunci e da pubblicità occulta esercitata dal Governo ed i numeri contenuti nei due provvedimenti come sintesi e proiezione del lavoro svolto nel primo anno di legislatura del Governo stesso.
Rendiconto di un anno, quello del 2008, comunque, in chiaro/scuro rimandando per l’assestamento ai rilievi richiesti di ritiro avanzato nell’interno di questa mattina dal collega Morando.
Un anno in cui il Governo si era posto l’obiettivo di un corretto bilanciamento fra le esigenze di conservazione degli equilibri del bilancio pubblico e le esigenze di sostegno all’economia.
Un anno che, per i primi otto mesi, ha registrati una dinamica positiva dell’andamento della occupazione, oltreché, una accelerazione dell’andamento dell’inflazione, da cui hanno tratto giovamento, sicuramente, le entrate, a partire dall’effetto automatico del drenaggio fiscale.
Un anno che ha, per i più, registrato la fuoruscita del Bilancio dalla procedura di infrazione comunitaria avviata nel 2006 per il mancato rispetto dei parametri impostici dall’appartenenza alla U.E. e che è stata superata per i risultati conseguiti nel biennio 2006/2008 come riconosciuto dallo stesso Ministero dell’Economia.
Nonostante tutto ciò, i dati del Rendiconto stanno lì a testimoniare il fallimento della politica, economica e fiscale, annunciata dal Governo anche se il termine politica può sembrare azzardata.
C’è stato, nel 2008, sostegno all’economia? La risposta la si ritrova nella accentuata contrazione delle spese per investimenti attestatesi ad 11 punti al di sotto di quanto previsto nella Relazione Previsionale e Programmatica ed oltre sette punti in meno rispetto a quanto fissato nel Documento di Programmazione Economica e Finanziaria. Una contrazione che contrasta con le esigenze di innalzamento del potenziale di sviluppo, essendo tornati a ritmi di spesa per investimenti analoghi a quelli del 1998 e nonostante la preveggenza rivendicata per l’avvicinarsi della crisi manifestatati, poi, a fine 2008.
Una scelta che ha ricadute ancor più negative nella realtà economica 2009, anche per gli interventi correttivi sulla spesa di portata limitata effettuati nel 2008, traducendosi, per l’oggi, in uno spazio ancor più limitato per la predisposizione di interventi anticiclici tant’è che gli stessi interventi contenuti nel IV decreto anticrisi sconta i propri effetti promozionali e3conomici nel 2010.
Una testarda indisponibilità manifestatasi anche per usare anticiclicamente il PATTO di Stabilità interno che governa i comportamenti degli Enti Territoriali si è tradotto in rigidi vincoli per gli Enti Locali per il rispetto dei quali si è costretto, agli Enti, a ridurre la spesa per investimenti, solo per non voler decontabilizzare, le spese per gli investimenti dal Patto, per quelle Amministrazioni, con i conti in ordine ed i soldi in cassa, con il risultato di aver congelato 11 mld di Euro da Varese a Barletta; da Torino a Perugia, da Mantova a Napoli -739 Comuni sui 2000 interessati al di sopra dei 5.000 abitanti.
E che dire dello scippo del F.A.S. (Fondo Aree Sottoutilizzate) ? Soldi che le Amministrazioni assegnatarie avevano già impegnato ma che non sono mai state erogate avendole dirottate verso altre finalità che con il Mezzogiorno, il suo rilancio, il riequilibrio dei servizi ed il rispetto della dignità, civile ed economica, di quei cittadini non hanno a che vedere.
Dignità ed equità che richiamano i dati relativi alla politica fiscale e la tenace disinformazione che si è scientemente realizzata sul tema entrate e pressione fiscale.
Entrate che registrano l’interruzione di un processo di crescita delle entrate, registratasi negli ultimi anni, e questo nonostante il permanere di un alto livello di pressione fiscale che a fine 2008 si è attestata al 42,8% del P.I.L. e per il 2009 è prevista al 43,4 (neanche il tanto vituperato Visco è riuscito a tanto)
Pressione che invece avrebbe dovuto ridursi con il consolidamento dei risultati della lotta all’evasione e l’eliminazione dell’ICI. E tale aumento di pressione si è registrato, soprattutto, a danno delle famiglie e del lavoro a partire dal mancato recupero del prima-richiamato effetto dell’aumento dell’inflazione nei primi otto mesi del 2008 sui redditi e sulle pensioni.
Un politica fiscale, quella del Governo, che ha evidenziato alti contenuti di contraddittorietà, e, messo indubbio, ad esempio l’effettiva volontà del perseguimento dei comportamenti evasivi. Come interpretare, e lo chiediamo al Governo, la priorità dei controlli attribuita nei confronti delle grandi imprese e la conseguente minore attenzione alla frammentata platea dei soggetti di minori dimensioni e maggiormente a rischio di evasione come denuncia il Dipartimento delle Finanze ancora oggi?
Come interpretare le semplificazioni degli adempimenti e la soppressione degli obblighi strumentali, unici riferimenti per strategia credibile di potenziamento dei controlli non statistici?
E la tassazione delle case con l’eliminazione del valore normale come parametro di riferimento per le compravendite immobiliari?
E lo scudo fiscale ultimo con la conclamata volontà di perseguire l’evasione internazionale?
Ed a tali esemplificatori e domande dobbiamo aggiungere la denuncia della mancata presentazione al Parlamento della prevista relazione sui risultati di maggior gettito conseguito con la lotta all’evasione nell’ann 2008. ATTENZIONE RELAZIONE non l’offensiva missiva trasmessa ieri alla Presidenza del Senato.
Una evasione stimata, ancora ieri, dal Ministro dell’Economia in termini di minor gettito in100 mld. di Euro l’anno ( ben sette punti di P.I.L.) e che ne porterebbe a considerare, la sua eliminazione, come obiettivo, naturale ed ordinario, anziché occultarne la conoscenza e la trasparenza!! L’assenza di una affidabile verifica a posteriori fa divenire l’evasione con la diffusione dei dati senza spiegazioni, oggetto di invidia sociale e di tensione tra le diverse categorie economiche del Paese con la generalizzazione di opinioni e criminalizzazione di soggetti economici su problemi reddituali che andrebbero invece monitorati, seguiti ed eventualmente sanzionati con molta conoscenza e consapevolezza.
A tutto ci si aggiunga l’azione di freno costituita dalla costante diminuzione delle risorse stanziate per il funzionamento delle Agenzie fiscali dovuto al contenimento della spesa pubblica oltreché una riorganizzazione, tuta da capire se fosse dettata anch’essa da motivazioni di risparmio, delle strutture periferiche delle Agenzie che sembravano aver raggiunto un consolidato grado di funzionalità.
Certamente non è questa la via per acquisire risolse da utilizzare per affrontare la crisi in atto oltreché per attuare politiche redistributive equamente ed economicamente corrette.
Considerazioni negative che non possono non estendersi, in conclusione, al capitolo alienazione beni pubblici, che registra il risultato fallimentare delle cartolarizzazioni che, a fronte di 129 mld. Di valore stimato dei beni, ha fruttato ricavi per 7,8 mld con il dietro-front che ritrasferisce, agli originari proprietari, gli immobili di più difficile alienazione, registrando, così, la conclusione anticipata di un progetto ambizioso con risultati che richiederebbero una attenta riflessione sulle responsabilità oltreché per le poco praticabili residue possibilità reddituali che si ereditano.
Nei giorni scorsi è stato chiesto al Presidente del Consiglio cosa fosse cambiato con il DPEF e la risposta è stata “Niente, perché va tutto bene!”
Una risposta che fa il paio con lo “Spendete! La crisi è solo psicologica!”
Ci auguriamo, per il Paese, che siano state battute di spirito come al solito non capite perché se, invece, rappresentassero una convinzione della attuale situazione, testimonierebbe come l’unico dato assestato sia quello relativo al distacco crescente tra il Paese reale e chi lo governa.
Tralascio, per esigenze di brevità, alcune considerazioni legate a tutti i problemi della conoscenza e della puntuale trasparenza della lotta all’evasione fiscale, che eviterebbero un inutile perseguimento tra le diverse categorie sociali ed una inutile identificazione di colpevolezza tra le stesse per poter puntualmente fare interventi mirati basati sulla conoscenza dei dato e delle politiche legate al gettito tributario.